Quattro chiacchiere con Francesca Capelli

IMG_3107Oggi vi proponiamo un’intervista con Francesca Capelli, giornalista, scrittrice e traduttrice. Francesca ha tradotto per le edizioni San Paolo i romanzi di Anne-Laure Bondoux, nonché il secondo e il terzo volume della triologia di Tata Matilda. Approfittiamo un po’ della sua gentilezza per addentrarci ancor di più nel mondo di Anne-Laure e dei suoi libri.

Per cominciare vorrei parlare delle Lacrime dell’assassino. Un romanzo per ragazzi, ma direi a tratti quasi “feroce”. È stato difficile tradurre un libro così?

In realtà no, perché se è vero che è un romanzo “forte”, non c’è comunque insistenza morbosa sulla scena dell’omicidio, descritto molto brevemente, in maniera quasi asettica. Quando traduco, i problemi che mi pongo sono di ordine stilistico. Per me un libro è come costruire una casa: c’è bisogno di una impalcatura per farla stare in piedi. Nelle traduzioni funziona allo stesso modo: è necessario trovare una coerenza stilistica che regga il tutto. Per mia fortuna, lo stile di Bondoux è terso, affilato come un bisturi. Il mio compito è solo restituirlo ai lettori italiani.

E invece per quanto riguarda il nuovo libro di Bondoux – La vita come viene – una storia difficile anche questa, ma piena di ironia e tenerezza e tutta o quasi al femminile, ti sei posta in maniera differente nel tuo lavoro di traduzione?

La vita come viene sembra un libro più “facile”, ma il lavoro di traduzione è stato più impegnativo. Non perché sia un romanzo al femminile, ma perché è narrato in prima persona dalla voce di Maddy. Mi sono concentrata sulla ricerca della voce giusta, che doveva essere fresca e al tempo stesso toccare corde profonde. Ho cercato di rispettare ancora una volta lo stile mai sciatto di Bondoux: l’immediatezza del racconto in prima persona si ottiene con artifici letterari, con tecniche precise. È un lavoro che nasconde il lavoro: il lettore non deve “sentire” la nostra fatica (di scrittori e traduttori) per arrivare a quel risultato. Nel caso di questo romanzo si trattava di fare apparire spontaneo e colloquiale ciò che spontaneo e colloquiale non è. Troppo facile imitare uno slang giovanilistico! Sarebbe stato ciò che Carver definiva un trucco da quattro soldi. Inoltre, a rendere più complessa la traduzione, c’è la presenza di una voce narrante – quella di Maddy – che si biforca: da un lato abbiamo Maddy che ci racconta in presa diretta le sue disavventure, dall’altro la stessa ragazza che, per gestire il proprio dolore, scrive lettere “impossibili” ai genitori morti. Un registro orale e uno scritto all’interno di uno stesso romanzo. Ho lavorato molto su questo aspetto, naturalmente restando nel binario costruito dall’autrice, e sono contenta che l’editore lo abbia sottolineato graficamente.

Tra Patty e Maddy, le due sorelle protagoniste di La vita come viene, quale preferisci? La seriosa sorellina minore o la stravagante Patty?

Direi che è Maddy a riscuotere la mia simpatia. Certo Maddy, in questo, è avvantaggiata perché è l’io narrante. Può quindi spiegare tutto dal suo punto di vista, Patty invece non ha questa facoltà. Comunque quello che mi sta più simpatico di tutti è il povero Luigi. (Il fidanzato di Patty NdE)

Oltre ad essere una brava traduttrice sei anche giornalista e scrittrice. Quanto metti di queste altre tue due professioni nel lavoro di traduttrice?

È tutto correlato. Come giornalista, verifico ogni cosa in maniera quasi maniacale: informazioni storiche, citazioni. È una deformazione professionale.Per quanto riguarda il lavoro di scrittrice, spero che mi permetta di regalare al libro qualcosa, compensando ciò che inevitabilmente si perde. Una fatica abbondantemente ripagata, perché mi pare che tradurre abbia permesso al mio stile di crescere. Di certo, sento di avere un maggiore controllo sul linguaggio. Tradurre è un esercizio importante, ti obbliga a cercare la parola che restituisce il senso profondo delle cose. Non si tratta solo di lessico, ma anche di suono e ritmo. Mi definisco una traduttrice “ad alta voce”. E tutto quello che imparo da questo lavoro si trasferisce al resto della mia attività.

Torniamo alle Lacrime dell’assassino, un romanzo pluripremiato. Immagino che ti sentirai orgogliosa del lavoro che hai fatto e che abbia sentito le vittorie del Premio Andersen e del Super Premio Andersen anche un po’ tue, o sbaglio?

Alla consegna del Premio Andersen ero la più emozionata! Non dico che lo senta un po’ mio, ma mi prendo il merito di aver fatto conoscere ai lettori italiani il romanzo.

Un’ultima domanda: so che tradurrai anche il prossimo romanzo di Anne-Laure Bondoux, puoi anticiparci qualcosa al riguardo?

È una storia più vicina a Le lacrime dell’assassino, per ambientazione (un paese lontano, questa volta nel Caucaso) e temi. Si tratta ancora una volta di una storia di emozioni forti, che non lasciano indifferenti. Penso che sia questo uno dei principali meriti di Bondoux: non aver paura di parlare di emozioni forti, e saperle comunicare. Penso che i ragazzi abbiano bisogno di ricaricarsi di emozioni, per imparare a sentirle e riconoscerle. Rabbia, paura, amore sono spesso sentimenti confusi, quando li proviamo. E se i ragazzi riuscissero a identificarli e prendere contatto con essi, non avrebbero bisogno di altre esperienze più estreme.

Ringraziamo Francesca Capelli per la sua disponibilità e per il tempo che ci ha dedicato. Chi volesse saperne di più sulle sue attività può visitare il sito Ragazzinet .

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