Quanto piace “La vita come viene”!

Ecco perché La vita come viene è entrato come finalisti del Premio Andersen 2010:

Maddy e Patty sono sorelle ma si assomigliano ben poco nel modo di affrontare la vita, nel carattere, nelle aspirazioni. O forse

si rappresentano così differenti solo al mondo, tanto da crederci loro stesse. Maddy è seria, studiosa, precisa e pensierosa, ha

quindici anni e la incontriamo che prova a concentrarsi sui libri per preparare una verifica scolastica cruciale, l’ultima dell’anno.

Patty lavora in un pub, mastica chewingum, ama smaltarsi le unghie e si rimbambisce di televisione pomeridiana sprofondata

nel sofà. E, a detta della sorella, è “una tipa fuori di testa”. Ma ha un vantaggio: è maggiorenne; e in questo momento la

cosa è utilissima. Le due hanno infatti perso i genitori in un incidente stradale e Maddy – ancora sconvolta – può rimanere a

casa e non finire in una casa-accoglienza solo perché Patty ne ha ottenuto l’affidamento. L’ha ottenuto garantendo il mantenimento

e – cosa più difficile – sostegno alla crescita. Lei, proprio lei, Patty, che a vederla sul sofà a far bolle con la cingomma

non si direbbe capace di badare a se stessa. Un affidamento sotto osservazione, l’assistente sociale vigila. Insomma, le sorelle

devono trovare il modo di affrontare oltre al lutto anche il presente, magari il futuro. Un evento inaspettato – non vi posso

raccontare tutto – cambierà ulteriormente le carte in tavola, rendendo, se possibile, ogni cosa più complessa. L’estate alle porte le vedrà passare un

incredibile agosto nella casa di campagna, a Vimoulenc, sperduta e isolata località nella Francia profonda. La casa, il fiume e soprattutto la strada a curve

che porta a questo borgo e sulla quale hanno perso la vita i genitori metteranno le sorelle – in particolar modo Maddy che è la nostra voce narrante

– di fronte all’elaborazione del lutto. L’evento inaspettato le costringerà, anche simbolicamente, a guardare al futuro, alla continuazione della vita. Un

romanzo bello e intenso, da magone e qualche sorriso.

(anselmo roveda – ANDERSEN ottobre 2009)