Dritti dritti da aNobii/7

Oggi prendiamo in prestito da aNobii un commento a La vita come viene:

Non è facile trattare argomenti come aborto, gravidanza e crescita con un mix così ben riuscito di leggerezza e gravità. Senza falsi moralismi, con una scrittura diretta e immediata, la Bondoux affronta temi difficili parlando attraverso la bocca di una ragazza, che – rimasta orfana – è costretta a far quasi da madre alla sorella più grande.
Molto bella anche la figura di Luigi, il padre – a sua insaputa – del piccolo che aspetta di venire al mondo (mi starà simpatico perché è l’unico italiano del libro?). Prima deriso e maltrattato anche lui si prenderà la sua rivincita.
Quello che più mi colpisce di questo libro è la mancanza di qualunque buonismo o intento consolatorio, o della volontà di dare un indirizzo morale alla vicenda: c’è semplicemente la vita, come viene.

Max Vicius

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Perché si diventa scrittori?

Perché si diventa scrittori? Non è una domanda semplice, ma di certo è molto molto importante per chi ha scelto questo mestiere. Anne-Laure ama rispondere a questa domanda con una frase dello scrittore e sceneggiatore britannico William Boyd:

So perché sono diventato un romanziere: è soltanto nel romanzo che è spiegato tutto sugli altri esseri umani.  Soltanto nei romanzi ogni cosa è spiegata e certa.

Filo diretto con Anne-Laure

Anne-Laure_Bondoux_01Anche oggi un post che viene direttamente da Anne-Laure. La Bondoux ci racconta, con la solità simpatia e freschezza, la sua giornata tipo:

Dal momento che la scrittura è la mia professione, come possono apparire le mie giornate? Semplici, banali, e un po’ misteriose dall’esterno.

Generalmente io lavoro cinque giorni su sette, ma posso lavorare anche durante i fine settimana, dipende. Mi siedo davanti al mio computer alle 9 del mattino e mi alzo verso le 18 (con una pausa pranzo e un pisolino in mezzo): quando va così è una grande giornata!

Ce ne sono di meno buone. A volte riesco a lavorare solo due ore… In questi casi, spesso mi sento in colpa, a meno che non abbia fatto qualcosa. A volte lavoro anche di notte, quando voglio ancora, ma raramente al di là delle 23 ore.

Durante una giornata di scrittura, sono sola. Sto seduta. Consulto il dizionario cinquanta vole, cinquanta volte internet, apro l’atlante, libri di fotografia, bevo un caffè, fumo (che è male, sì, sì), parlo da sola, mi arrabbio, scarabocchio, leggo ad alta voce i capitoli precedenti. Tolgo una frase, una parola. Cambio una virgola. Rileggo. Risistemo il testo. Poi rivedo una pagina completa. Ho mal di schiena. Passeggio nel mio ufficio. Apro un libro e poi un altro, leggo tre frasi, poi mi siedo di nuovo davanti allo schermo.

Se alla fine della giornata trascorsa a portare avanti la mia storia, un personaggio nuovo è emerso, ho risolto un problema, ho avuto un’idea divertente, sono felice e il giorno dopo voglio continuare allo stesso modo. Se alla fine della giornata sento che il testo non funziona io non dispero: il giorno dopo ricomincio. Nel mio letto penso ai miei personaggi, a un problema, a un incrocio. Non credo di sognare, ma può succedere che la mattina ci siano altre idee, tutte fresche. In caso contrario, a volte mi prendo una vacanza, penso ad altro, e non tocco il mio computer per diverse settimane. Al ritorno io sono arrugginita e non vedo l’ora di riprendere la mia vita quotidiana solitaria e piena di parole.

Le lacrime dell’assassino: sceneggiatura pronta!

Le lacrime dell'assassinoNon ve lo avevamo ancora anticipato, ma da qualche tempo si parla di realizzare una pellicola da Le lacrime dell’assassino. Al riguardo Anne-Laure dice… bé dai leggete voi stessi:

Quanto a quelli che mi chiedono a che punto è il progetto del film tratto da Le lacrime dell’assassino: la sceneggiatura è completa, ma è soltanto il primo capitolo di una lunga storia… Pazienza…

Quattro chiacchiere con Francesca Capelli

IMG_3107Oggi vi proponiamo un’intervista con Francesca Capelli, giornalista, scrittrice e traduttrice. Francesca ha tradotto per le edizioni San Paolo i romanzi di Anne-Laure Bondoux, nonché il secondo e il terzo volume della triologia di Tata Matilda. Approfittiamo un po’ della sua gentilezza per addentrarci ancor di più nel mondo di Anne-Laure e dei suoi libri.

Per cominciare vorrei parlare delle Lacrime dell’assassino. Un romanzo per ragazzi, ma direi a tratti quasi “feroce”. È stato difficile tradurre un libro così?

In realtà no, perché se è vero che è un romanzo “forte”, non c’è comunque insistenza morbosa sulla scena dell’omicidio, descritto molto brevemente, in maniera quasi asettica. Quando traduco, i problemi che mi pongo sono di ordine stilistico. Per me un libro è come costruire una casa: c’è bisogno di una impalcatura per farla stare in piedi. Nelle traduzioni funziona allo stesso modo: è necessario trovare una coerenza stilistica che regga il tutto. Per mia fortuna, lo stile di Bondoux è terso, affilato come un bisturi. Il mio compito è solo restituirlo ai lettori italiani.

E invece per quanto riguarda il nuovo libro di Bondoux – La vita come viene – una storia difficile anche questa, ma piena di ironia e tenerezza e tutta o quasi al femminile, ti sei posta in maniera differente nel tuo lavoro di traduzione?

La vita come viene sembra un libro più “facile”, ma il lavoro di traduzione è stato più impegnativo. Non perché sia un romanzo al femminile, ma perché è narrato in prima persona dalla voce di Maddy. Mi sono concentrata sulla ricerca della voce giusta, che doveva essere fresca e al tempo stesso toccare corde profonde. Ho cercato di rispettare ancora una volta lo stile mai sciatto di Bondoux: l’immediatezza del racconto in prima persona si ottiene con artifici letterari, con tecniche precise. È un lavoro che nasconde il lavoro: il lettore non deve “sentire” la nostra fatica (di scrittori e traduttori) per arrivare a quel risultato. Nel caso di questo romanzo si trattava di fare apparire spontaneo e colloquiale ciò che spontaneo e colloquiale non è. Troppo facile imitare uno slang giovanilistico! Sarebbe stato ciò che Carver definiva un trucco da quattro soldi. Inoltre, a rendere più complessa la traduzione, c’è la presenza di una voce narrante – quella di Maddy – che si biforca: da un lato abbiamo Maddy che ci racconta in presa diretta le sue disavventure, dall’altro la stessa ragazza che, per gestire il proprio dolore, scrive lettere “impossibili” ai genitori morti. Un registro orale e uno scritto all’interno di uno stesso romanzo. Ho lavorato molto su questo aspetto, naturalmente restando nel binario costruito dall’autrice, e sono contenta che l’editore lo abbia sottolineato graficamente.

Tra Patty e Maddy, le due sorelle protagoniste di La vita come viene, quale preferisci? La seriosa sorellina minore o la stravagante Patty?

Direi che è Maddy a riscuotere la mia simpatia. Certo Maddy, in questo, è avvantaggiata perché è l’io narrante. Può quindi spiegare tutto dal suo punto di vista, Patty invece non ha questa facoltà. Comunque quello che mi sta più simpatico di tutti è il povero Luigi. (Il fidanzato di Patty NdE)

Oltre ad essere una brava traduttrice sei anche giornalista e scrittrice. Quanto metti di queste altre tue due professioni nel lavoro di traduttrice?

È tutto correlato. Come giornalista, verifico ogni cosa in maniera quasi maniacale: informazioni storiche, citazioni. È una deformazione professionale.Per quanto riguarda il lavoro di scrittrice, spero che mi permetta di regalare al libro qualcosa, compensando ciò che inevitabilmente si perde. Una fatica abbondantemente ripagata, perché mi pare che tradurre abbia permesso al mio stile di crescere. Di certo, sento di avere un maggiore controllo sul linguaggio. Tradurre è un esercizio importante, ti obbliga a cercare la parola che restituisce il senso profondo delle cose. Non si tratta solo di lessico, ma anche di suono e ritmo. Mi definisco una traduttrice “ad alta voce”. E tutto quello che imparo da questo lavoro si trasferisce al resto della mia attività.

Torniamo alle Lacrime dell’assassino, un romanzo pluripremiato. Immagino che ti sentirai orgogliosa del lavoro che hai fatto e che abbia sentito le vittorie del Premio Andersen e del Super Premio Andersen anche un po’ tue, o sbaglio?

Alla consegna del Premio Andersen ero la più emozionata! Non dico che lo senta un po’ mio, ma mi prendo il merito di aver fatto conoscere ai lettori italiani il romanzo.

Un’ultima domanda: so che tradurrai anche il prossimo romanzo di Anne-Laure Bondoux, puoi anticiparci qualcosa al riguardo?

È una storia più vicina a Le lacrime dell’assassino, per ambientazione (un paese lontano, questa volta nel Caucaso) e temi. Si tratta ancora una volta di una storia di emozioni forti, che non lasciano indifferenti. Penso che sia questo uno dei principali meriti di Bondoux: non aver paura di parlare di emozioni forti, e saperle comunicare. Penso che i ragazzi abbiano bisogno di ricaricarsi di emozioni, per imparare a sentirle e riconoscerle. Rabbia, paura, amore sono spesso sentimenti confusi, quando li proviamo. E se i ragazzi riuscissero a identificarli e prendere contatto con essi, non avrebbero bisogno di altre esperienze più estreme.

Ringraziamo Francesca Capelli per la sua disponibilità e per il tempo che ci ha dedicato. Chi volesse saperne di più sulle sue attività può visitare il sito Ragazzinet .

Anne-Laure intervistata su “Andersen”

Ecco qua, un’altra intervista per la nostra Anne-Laure, questa volta per il numero di agosto  della rivista “Andersen” .

Et voilà! Anne-Laure di Anselmo Roveda

AR- Partiamo da Le lacrime dell’assassino, un libro uscito in Francia diversi anni fa e arrivato alla pubblicazione e al succeso in Italia nel 2009. Cosa, a tuo avviso, fa appassionare alla storia di Pablo e Angel sia i lettori che la critica?

ALB- Il successo de Le lacrime dell’assassino mi confonde e non l’ho mai analizzato veramente. E’ accaduto qualcosa di un po’ magico quando lo scrivevo. Credo di essere stata ‘ispirata’: la parola è forse sprecata ma non ne trovo di migliori. Oggi mi sento appena responsabile di aver scritto questo romanzo. Mi ha attraversato come un lampo, l’ho scritto abbastanza velocemente senza pormi delle questioni circa la storia che si è imposta con il suo ritmo, la sua musica e la forza dell’evidenza. Ritengo che tutto questo si avverta nella lettura. Da quello che mi pare di capire, i lettori sono spesso toccati, commossi dalla sofferenza di Angel, l’assassino. Arrivano a mettersi nei suoi panni e a comprendere, dall’interno, i dilanianti dilemmi che agitano il suo cuore. Questo romanzo, per me, è vicino alla fiaba, può essere forse per questa ragione che funziona così bene. Continua qua.


Intervista ad Anne-Laure

Foto Bondoux1In questa intervista Anne-Laure Bondoux svela alcuni retroscena delle Lacrime dell’assassino e parla dei libri che l’hanno maggiormente influenzata.

Perché la storia si apre con un assassinio così feroce?
Si può pensare che il lettore ne rimanga scioccato, ma io non lo credo e non lo
credono nemmeno un gran numero di coloro che hanno già letto il libro. È vero, c’è
un delitto, ma non vengono forniti dettagli, ciò che più mi interessava era raccontare
tutto quello che ne sarebbe seguito. Volevo che si vedesse l’assassino agire come
un assassino, ma è solo quando il crimine ha avuto luogo che la storia ha inizio.
Solo in quel preciso momento nascono i personaggi che si muovono nella storia e
interagiscono tra di loro.

Chi è l’assassino e chi è Pablo?
I due personaggi centrali sono: Pablo, un bambino, che è una creatura selvaggia, e
Angel Alegrìa, l’assassino. Anch’egli è un animale selvaggio. Entrambi nascono dal
sangue, nel momento stesso in cui viene compiuto il crimine. Quello che mi
interessava era l’incontro tra questi due esseri che non sono ancora veramente
umani e come sviluppano il loro rapporto, a mano a mano che la storia viene
raccontata.

Perché un’ambientazione così lontana?
Il libro è ambientato nel sud del Cile, in Patagonia, in una terra così lontana da
essere quasi alla fine del mondo. L’ho scoperta nei versi di Pablo Neruda: descrive
il vento, le rocce, il deserto con delle parole molto poetiche. Parole che mi hanno
messo sulle tracce dei personaggi in un luogo così remoto. Mi interessava far
crescere la storia assieme ai protagonisti in un’ambientazione non del tutto reale, in
una terra ancestrale che non è mai stata sfiorata dal tempo. Né dall’oggi né da ieri,
insomma un luogo letterario che faccia sognare.

Quali sono i tuoi autori di riferimento e i tuoi libri preferiti?
Uno dei modelli che ho avuto certamente in mente, anche se non ne ero del tutto
consapevole, è un libro che ha segnato molto la mia adolescenza, ed è un
monumento della letteratura francese: “I miserabili” di Victor Hugo, dove si
incontrano due personaggi che somigliano a Pablo e all’assassino. Nel romanzo di
Hugo, un ergastolano prende sotto la sua protezione una ragazzina e i due diventano
i protagonisti del libro.

C’è un filo comune nelle tue storie?
Quando scrivo storie, amo condurre i miei personaggi in situazioni estreme e
stravaganti, che escono dall’ordinario. Pablo ed Angel sono obbligati a seguire il filo
conduttore del viaggio. Ed è a partire da un luogo dove il protagonista ha vissuto
qualche cosa di intenso, che procedono la storia e la vita del più giovane verso l’età
adulta e una maturazione

Che cosa è la lettura per te?
La lettura per me è indispensabile, è la compagna di ogni momento. Offre la
possibilità di vivere più vite in una sola e mi dà l’impressione di andare più lontano
e in modo più intenso nella comprensione del mondo che mi circonda.

Quali progetti hai in corso?
I progetti per il futuro mi stanno molto a cuore. Innanzitutto c’è il progetto per un film
tratto dal mio romanzo Le lacrime dell’assassino. Ho scritto la sceneggiatura per
una casa di produzione francese che sta lavorando alla realizzazione del film. Sto
scrivendo anche il prossimo libro che uscirà in Francia nel 2009, e si intitolerà: Il
tempo dei miracoli
, ed è una bellissima una storia d’amore.

(Intervista a cura dell’Ufficio Stampa delle edizioni San Paolo)