Dritti dritti da aNobii/3

Ecco un altro commento preso in prestito dagli utenti di aNobii, stavolta ritorniamo a parlare di La vita come viene:

La quindicenne Maddy, orfana dei genitori per un incidente d’auto, si trova a fare da “mamma” e da custode della sorella maggiore, che ne sarebbe la tutrice, la quale si ritrova incinta che non sa tenere o meno, e di certo non ha intenzione di dirlo al padre del bimbo. Un bel romanzo sulle famiglie allargate di oggi che non scade nel buonismo e nel lieto fine a tutti i costi, ma che ci racconta di come sia difficile adattarsi anche a cambiamenti positivi come potrebbe essere la nascita di un bambino, e anche il rifiuto della stessa maternità che può derivare.

Sergio Rossi

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Dritti dritti da aNobii!

Sapete tutti cos’è aNobii? No? Bé aNobii è la più grande comunità di lettori del mondo, dove ciascuno ha a disposizione la propria pagina per inserire tutti i libri che legge e confrontarsi con gli altri, curiosando nelle librerie altrui!

Vediamo uno dei commenti al nuovo romanzo di Anne-Laure, La vita come viene, presenti su aNobii:

Quello che mi piace di quest’autrice è la sua capacità di trattare emi tosti con un linguaggio adatto ai ragazzi, senza però mai cadere nella retorica.
Secondo me una conferma, dopo “Le lacrime dell’assassino”.

Ncy It

La vita come viene – Il booktrailer/2

Ed ecco qua il secondo link al booktrailer realizzato dai ragazzi di Mare di libri per La vita come viene. Bello vero?

Quattro chiacchiere con Francesca Capelli

IMG_3107Oggi vi proponiamo un’intervista con Francesca Capelli, giornalista, scrittrice e traduttrice. Francesca ha tradotto per le edizioni San Paolo i romanzi di Anne-Laure Bondoux, nonché il secondo e il terzo volume della triologia di Tata Matilda. Approfittiamo un po’ della sua gentilezza per addentrarci ancor di più nel mondo di Anne-Laure e dei suoi libri.

Per cominciare vorrei parlare delle Lacrime dell’assassino. Un romanzo per ragazzi, ma direi a tratti quasi “feroce”. È stato difficile tradurre un libro così?

In realtà no, perché se è vero che è un romanzo “forte”, non c’è comunque insistenza morbosa sulla scena dell’omicidio, descritto molto brevemente, in maniera quasi asettica. Quando traduco, i problemi che mi pongo sono di ordine stilistico. Per me un libro è come costruire una casa: c’è bisogno di una impalcatura per farla stare in piedi. Nelle traduzioni funziona allo stesso modo: è necessario trovare una coerenza stilistica che regga il tutto. Per mia fortuna, lo stile di Bondoux è terso, affilato come un bisturi. Il mio compito è solo restituirlo ai lettori italiani.

E invece per quanto riguarda il nuovo libro di Bondoux – La vita come viene – una storia difficile anche questa, ma piena di ironia e tenerezza e tutta o quasi al femminile, ti sei posta in maniera differente nel tuo lavoro di traduzione?

La vita come viene sembra un libro più “facile”, ma il lavoro di traduzione è stato più impegnativo. Non perché sia un romanzo al femminile, ma perché è narrato in prima persona dalla voce di Maddy. Mi sono concentrata sulla ricerca della voce giusta, che doveva essere fresca e al tempo stesso toccare corde profonde. Ho cercato di rispettare ancora una volta lo stile mai sciatto di Bondoux: l’immediatezza del racconto in prima persona si ottiene con artifici letterari, con tecniche precise. È un lavoro che nasconde il lavoro: il lettore non deve “sentire” la nostra fatica (di scrittori e traduttori) per arrivare a quel risultato. Nel caso di questo romanzo si trattava di fare apparire spontaneo e colloquiale ciò che spontaneo e colloquiale non è. Troppo facile imitare uno slang giovanilistico! Sarebbe stato ciò che Carver definiva un trucco da quattro soldi. Inoltre, a rendere più complessa la traduzione, c’è la presenza di una voce narrante – quella di Maddy – che si biforca: da un lato abbiamo Maddy che ci racconta in presa diretta le sue disavventure, dall’altro la stessa ragazza che, per gestire il proprio dolore, scrive lettere “impossibili” ai genitori morti. Un registro orale e uno scritto all’interno di uno stesso romanzo. Ho lavorato molto su questo aspetto, naturalmente restando nel binario costruito dall’autrice, e sono contenta che l’editore lo abbia sottolineato graficamente.

Tra Patty e Maddy, le due sorelle protagoniste di La vita come viene, quale preferisci? La seriosa sorellina minore o la stravagante Patty?

Direi che è Maddy a riscuotere la mia simpatia. Certo Maddy, in questo, è avvantaggiata perché è l’io narrante. Può quindi spiegare tutto dal suo punto di vista, Patty invece non ha questa facoltà. Comunque quello che mi sta più simpatico di tutti è il povero Luigi. (Il fidanzato di Patty NdE)

Oltre ad essere una brava traduttrice sei anche giornalista e scrittrice. Quanto metti di queste altre tue due professioni nel lavoro di traduttrice?

È tutto correlato. Come giornalista, verifico ogni cosa in maniera quasi maniacale: informazioni storiche, citazioni. È una deformazione professionale.Per quanto riguarda il lavoro di scrittrice, spero che mi permetta di regalare al libro qualcosa, compensando ciò che inevitabilmente si perde. Una fatica abbondantemente ripagata, perché mi pare che tradurre abbia permesso al mio stile di crescere. Di certo, sento di avere un maggiore controllo sul linguaggio. Tradurre è un esercizio importante, ti obbliga a cercare la parola che restituisce il senso profondo delle cose. Non si tratta solo di lessico, ma anche di suono e ritmo. Mi definisco una traduttrice “ad alta voce”. E tutto quello che imparo da questo lavoro si trasferisce al resto della mia attività.

Torniamo alle Lacrime dell’assassino, un romanzo pluripremiato. Immagino che ti sentirai orgogliosa del lavoro che hai fatto e che abbia sentito le vittorie del Premio Andersen e del Super Premio Andersen anche un po’ tue, o sbaglio?

Alla consegna del Premio Andersen ero la più emozionata! Non dico che lo senta un po’ mio, ma mi prendo il merito di aver fatto conoscere ai lettori italiani il romanzo.

Un’ultima domanda: so che tradurrai anche il prossimo romanzo di Anne-Laure Bondoux, puoi anticiparci qualcosa al riguardo?

È una storia più vicina a Le lacrime dell’assassino, per ambientazione (un paese lontano, questa volta nel Caucaso) e temi. Si tratta ancora una volta di una storia di emozioni forti, che non lasciano indifferenti. Penso che sia questo uno dei principali meriti di Bondoux: non aver paura di parlare di emozioni forti, e saperle comunicare. Penso che i ragazzi abbiano bisogno di ricaricarsi di emozioni, per imparare a sentirle e riconoscerle. Rabbia, paura, amore sono spesso sentimenti confusi, quando li proviamo. E se i ragazzi riuscissero a identificarli e prendere contatto con essi, non avrebbero bisogno di altre esperienze più estreme.

Ringraziamo Francesca Capelli per la sua disponibilità e per il tempo che ci ha dedicato. Chi volesse saperne di più sulle sue attività può visitare il sito Ragazzinet .

Anne-Laure intervistata su “Andersen”

Ecco qua, un’altra intervista per la nostra Anne-Laure, questa volta per il numero di agosto  della rivista “Andersen” .

Et voilà! Anne-Laure di Anselmo Roveda

AR- Partiamo da Le lacrime dell’assassino, un libro uscito in Francia diversi anni fa e arrivato alla pubblicazione e al succeso in Italia nel 2009. Cosa, a tuo avviso, fa appassionare alla storia di Pablo e Angel sia i lettori che la critica?

ALB- Il successo de Le lacrime dell’assassino mi confonde e non l’ho mai analizzato veramente. E’ accaduto qualcosa di un po’ magico quando lo scrivevo. Credo di essere stata ‘ispirata’: la parola è forse sprecata ma non ne trovo di migliori. Oggi mi sento appena responsabile di aver scritto questo romanzo. Mi ha attraversato come un lampo, l’ho scritto abbastanza velocemente senza pormi delle questioni circa la storia che si è imposta con il suo ritmo, la sua musica e la forza dell’evidenza. Ritengo che tutto questo si avverta nella lettura. Da quello che mi pare di capire, i lettori sono spesso toccati, commossi dalla sofferenza di Angel, l’assassino. Arrivano a mettersi nei suoi panni e a comprendere, dall’interno, i dilanianti dilemmi che agitano il suo cuore. Questo romanzo, per me, è vicino alla fiaba, può essere forse per questa ragione che funziona così bene. Continua qua.


LA VITA COME VIENE – Il nuovo romanzo di Anne-Laure Bondoux In libreria dal 15 settembre

La vita come viene I genitori di Maddy, seriosa ragazzina di 15 anni, e di Patty, la sua stravagante sorella
maggiore, sono morti in un incidente d’auto. Patty, maggiorenne, diventa tutrice di
Maddy. Il problema? Il suo senso di responsabilità, decisamente poco sviluppato!
Alla vigilia di un importante compito in classe a scuola, la piccola Maddy scopre
che la sorella maggiore, che dovrebbe aiutarla a prepararsi, è incinta di un ragazzo
che non ama e se ne va misteriosamente, intenzionata a non tenere il bambino. Ma
la vita è più forte, e le due sorelle si ritrovano a passare l’estate nella casa di famiglia
in campagna. E mentre Maddy scopre l’amore con un giovane vicino olandese, il
figlio di Patty si affaccia alla vita in questa traballante situazione. Patty fugge lasciando
Maddy sola col piccolo Robinson…
La vita come viene è un romanzo fatto – come dal resto, la vita – di alti e di bassi,
di lacrime e di risa, il tutto accompagnato da una grande forza di volontà e da una
buona dose d’ottimismo. La voce narrante, Maddy, impara cosa sia il mondo adulto
in una sola, fulminante estate, che la lascia non più responsabile, poiché lo è già, ma
più consapevole del mondo esterno, dei suoi imprevisti contro i quali non è possibile
lottare.