Le novità su Anne-Laure Bondoux

Ciao a tutti, stiamo preparando nuove sorprese legate ad Anne-Laure e alla sua venuta in Italia in occasione di Mare di libri.

Approfittiamo di questo post per annunciarvi che La vita come viene è stato finalista al 53° Premio Bancarellino.


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A breve… una sorpresa!

Cari amici eccoci qui ad annunciarvi una  sorpresa. Di cosa si tratta? Se ve lo dicessimo che sorpresa sarebbe? Sappiate solo che a breve avrà inizio un countdown che si concluderà solo a metà aprile!

Per adesso vi anticipiamo che fra qualche settimana noterete un cambiamento nel nostro sito.

A presto, e… Bonne Fortune!

Dritti dritti da aNobii/3

Ecco un altro commento preso in prestito dagli utenti di aNobii, stavolta ritorniamo a parlare di La vita come viene:

La quindicenne Maddy, orfana dei genitori per un incidente d’auto, si trova a fare da “mamma” e da custode della sorella maggiore, che ne sarebbe la tutrice, la quale si ritrova incinta che non sa tenere o meno, e di certo non ha intenzione di dirlo al padre del bimbo. Un bel romanzo sulle famiglie allargate di oggi che non scade nel buonismo e nel lieto fine a tutti i costi, ma che ci racconta di come sia difficile adattarsi anche a cambiamenti positivi come potrebbe essere la nascita di un bambino, e anche il rifiuto della stessa maternità che può derivare.

Sergio Rossi

Dritti dritti da aNobii!/2

Sempre da aNobii, stavolta però facciamo un passo indietro e parliamo non de La vita come viene, ma delle Lacrime dell’assassino.

Toccante

Uno spietato assassino scopre il suo cuore duro e ruvido capace di provare un affetto sincero e puro per un bambino; potrebbe sembrare la solita favoletta buonista, ma in realtà è un libro crudo e schietto, dove l’amore non è una bacchetta magica che ripara a tutti gli errori e a tutto il male commesso.
Anzi, quest’amore inaspettato per il piccolo Pablo sarà proprio ciò che porterà Angel Alegrìa verso la condanna a morte, passando dal ruolo del carnefice a quello della vittima con una tale consapevolezza e una dignità pari – se non superiore – a quella degli uomini definiti “buoni”.
Quegli stessi uomini “buoni” che, in nome della giustizia, lo uccideranno, togliendo al piccolo Pablo l’unico vero affetto che lui avesse mai conosciuto.

Sono rimasta affascinata dallo stile conciso e senza fronzoli melensi dell’autrice. Mi aspettavo un libro introspettivo con la voce narrante dell’assassino, carica delle sue colpe e dei suoi fantasmi, invece ho trovato una piacevole narrazione in terza persona che con poche parole giuste dette al momento giusto ha saputo trasmettere non solo il tormento dell’assassino, ma anche le paure e le speranze del piccolo verso questo mistero che chiamano Vita, e l’affetto che, con semplici gesti quotidiani, si rinforza pagina dopo pagina.
Tra i due, nessuno slancio d’affetto scontato e melenso; gesti molto concreti e spesso apparentemente distaccati, che col tempo però acquistano un nuovo significato.
L’unica e più intensa dimostrazione di quest’affetto impossibile la si ha solo alla fine, quando Pablo ed Angel saranno costretti a dividersi.
E lì, confesso, ho pianto.

Insegna che fare una distinzione netta tra Buoni e Cattivi non è quasi mai possibile.
Un libro a metà tra favola moderna e denuncia delle ipocrisie del nostro essere.
Un libro toccante.

Nikimuk92

Filo diretto con Anne-Laure/2

Quali sono i miei progetti? Sto scrivendo il mio prossimo romanzo per ragazzi, che verrà pubblicato (se non sono troppo in ritardo) nella primavera del 2010. Poiché gradisco le sorprese, non rivelo nulla, vi dico soltanto che è sulla scia de La vita come viene, e che l’azione si situa al giorno d’oggi, a Parigi. Per quanto riguarda il mio romanzo destinato agli adulti, dopo un certo numero di letture (grazie a quelli che gli hanno dedicato del tempo!), sono convinta che non sia pronto… Incoraggiata tuttavia a riprenderlo, spero di avere il tempo, l’energia e la voglia di lavorarci di nuovo nei  mesi che vengono, prima di darmi un’altra chance.

Perché si diventa scrittori?

Perché si diventa scrittori? Non è una domanda semplice, ma di certo è molto molto importante per chi ha scelto questo mestiere. Anne-Laure ama rispondere a questa domanda con una frase dello scrittore e sceneggiatore britannico William Boyd:

So perché sono diventato un romanziere: è soltanto nel romanzo che è spiegato tutto sugli altri esseri umani.  Soltanto nei romanzi ogni cosa è spiegata e certa.

Filo diretto con Anne-Laure

Anne-Laure_Bondoux_01Anche oggi un post che viene direttamente da Anne-Laure. La Bondoux ci racconta, con la solità simpatia e freschezza, la sua giornata tipo:

Dal momento che la scrittura è la mia professione, come possono apparire le mie giornate? Semplici, banali, e un po’ misteriose dall’esterno.

Generalmente io lavoro cinque giorni su sette, ma posso lavorare anche durante i fine settimana, dipende. Mi siedo davanti al mio computer alle 9 del mattino e mi alzo verso le 18 (con una pausa pranzo e un pisolino in mezzo): quando va così è una grande giornata!

Ce ne sono di meno buone. A volte riesco a lavorare solo due ore… In questi casi, spesso mi sento in colpa, a meno che non abbia fatto qualcosa. A volte lavoro anche di notte, quando voglio ancora, ma raramente al di là delle 23 ore.

Durante una giornata di scrittura, sono sola. Sto seduta. Consulto il dizionario cinquanta vole, cinquanta volte internet, apro l’atlante, libri di fotografia, bevo un caffè, fumo (che è male, sì, sì), parlo da sola, mi arrabbio, scarabocchio, leggo ad alta voce i capitoli precedenti. Tolgo una frase, una parola. Cambio una virgola. Rileggo. Risistemo il testo. Poi rivedo una pagina completa. Ho mal di schiena. Passeggio nel mio ufficio. Apro un libro e poi un altro, leggo tre frasi, poi mi siedo di nuovo davanti allo schermo.

Se alla fine della giornata trascorsa a portare avanti la mia storia, un personaggio nuovo è emerso, ho risolto un problema, ho avuto un’idea divertente, sono felice e il giorno dopo voglio continuare allo stesso modo. Se alla fine della giornata sento che il testo non funziona io non dispero: il giorno dopo ricomincio. Nel mio letto penso ai miei personaggi, a un problema, a un incrocio. Non credo di sognare, ma può succedere che la mattina ci siano altre idee, tutte fresche. In caso contrario, a volte mi prendo una vacanza, penso ad altro, e non tocco il mio computer per diverse settimane. Al ritorno io sono arrugginita e non vedo l’ora di riprendere la mia vita quotidiana solitaria e piena di parole.